21/04/2026

Cosa fare nel caso in cui si registrano maltrattamenti familiari dopo la separazione?

Dopo la separazione, il primo passo verso il divorzio, si possono delineare casi di maltrattamenti familiari che rendono il percorso di allontanamento dall’ex coniuge sempre più difficile. Infatti, stiamo parlando di una condotta abituale che rende la vita della vittima dolorosa e mortificante.

Cosa fare nel caso in cui si registrano maltrattamenti familiari dopo la separazione?

Ma è possibile parlare di maltrattamenti familiari anche se c’è una separazione in atto e il nucleo familiare non esiste più? E se i due ex coniugi non vivono più nella stessa casa ma in due immobili differenti, e i figli stanno con la madre? Come si può parlare di maltrattamenti in famiglia?

La natura del maltrattamento in famiglia

Per comprendere i confini e le dinamiche dei maltrattamenti familiari dopo la separazione dobbiamo individuare i confini della materia. Primo concetto?

Il maltrattamento della parte debole non è solo la violenza fisica e può riguardare un membro della famiglia (coniuge e figli) o un convivente.

“Chiunque (…) maltratta una persona della famiglia o comunque convivente ovvero non più convivente nel caso in cui l’agente e la vittima siano legati da vincoli nascenti dalla filiazione (…) è punito con la reclusione da tre a sette anni”.

Articolo 572 del Codice Penale.

Nella fattispecie, i maltrattamenti familiari riguardano la già citata violenza fisica come percosse e lesioni, quella psicologica che comprende anche l’isolamento forzato dagli amici o dai parenti. Poi c’è la violenza economica che impedisce alla vittima di lavorare o gestire il denaro per sé.

Anche privare un familiare malato o un minore delle cure necessarie o del cibo è violenza in famiglia. Presi singolarmente, alcuni atti sono eclatanti ma altri possono apparire di poco conto. Ma se reiterati nel tempo, anche atteggiamenti all’apparenza0 poco significativi possono qualificarsi come maltrattamento in famiglia creando un regime di vita insopportabile.

Maltrattamenti familiari dopo la separazione

Tutto questo può essere confermato anche dopo la fase di separazione. Ovvero quando è iniziato l’iter necessario al divorzio. Anche se non si vive sotto lo stesso tetto, e la parte debole ha avuto l’assegnazione della casa familiare, possono esserci casi di maltrattamenti. Infatti, come si può notare anche dall’elenco appena fatto, non è necessaria la presenza fisica per mettere in campo gran parte delle angherie. Ci sono anche delle sentenze importanti della Corte di Cassazione che confermano questa condizione.

Ad esempio, c’è la n. 15625 del 24 marzo 2022 che ha ribadito il punto: è configurabile il reato di maltrattamenti in famiglia anche in caso di interruzione del rapporto di convivenza tra i coniugi. Il punto centrale è che, per la legge, il vincolo familiare non si esaurisce con la fine della coabitazione.

Anche dopo la separazione, permangono obblighi di rispetto reciproco e di assistenza morale e materiale. Soprattutto in presenza di figli.

Dopo il divorzio o la fine della relazione

Dopo il divorzio o la fine di una relazione, il quadro legale cambia. Viene meno il vincolo familiare o di solidarietà che giustifica l’articolo 572. La legge non smette di punire il colpevole ma si passa dal reato di maltrattamenti a quello di atti persecutori, noto come stalking (612-bis c.p.).

Questa condizione, in sintesi, avviene dopo la sentenza di divorzio tra i coniugi o quando termina la relazione di fatto per le coppie non sposate.