Nella vita di una coppia può esserci anche il momento in cui si parla della separazione di fatto. Ovvero l’interruzione della vita di coppia senza coinvolgere aspetti giuridici. Quindi, al netto di eventuali atti legali e formali.

Per lo Stato ed eventualmente la Chiesa l’unione è ancora in essere. Ma nella vita quotidiana si è interrotta. Questa fase non interrompe legalmente il matrimonio e non influenza i diritti e i doveri. Bisogna fare molta attenzione nel procedere lungo la strada della separazione di fatto perché potrebbero esserci delle ripercussioni.
Ad esempio rispetto all’assegnazione della casa o al mantenimento dei figli. Senza dimenticare l’eventuale assegno di mantenimento.
Cos’è la separazione di fatto, una definizione
La separazione di fatto consiste nell’interruzione della convivenza, e della comunione materiale e spirituale di vita, senza formalizzare tale decisione attraverso un provvedimento del tribunale o un accordo ufficiale.
La coppia si lascia e smette di vivere insieme, ma ufficialmente risulta ancora sposata. Di solito, uno dei due coniugi lascia la casa coniugale. Ma ci sono anche casi in cui l’ex coppia vive separata in casa. Questo significa che si resta sotto lo stesso tetto pur vivendo come estranei.
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Caratteristica principale della condizione
Il punto è l’assenza di formalità. Non ci sono tracce o volontà scritte di questa fase, tutto si svolge sul piano non ufficiale: la separazione di fatto nasce e si consuma sul piano della realtà pratica.
E poi, questa condizione così particolare può essere una scelta concordata o il risultato dell’allontanamento unilaterale di uno dei due coniugi.
Rispetto alla separazione legale non ha conseguenze immediate ma, come anticipato, può averne nel lungo periodo e non sono sempre prevedibili.
Quali sono gli effetti giuridici principali?
Come anticipato, la separazione di fatto non ha delle conseguenze giuridiche dirette. Proprio perché non si tratta di una condizione formalizzata in sede legale e non modifica lo status civile dei coniugi.
Per lo Stato chi si separa in questo modo è ancora una coppia unita in matrimonio. Ecco, quindi, quali sono gli effetti giuridici più importanti.
Iniziamo dal regime patrimoniale: a differenza della separazione legale, la separazione di fatto non scioglie la comunione legale dei beni. Inoltre, i coniugi restano eredi legittimi l’uno dell’altro. Se uno dei due muore, l’altro eredita come se vivessero ancora insieme, mantenendo il diritto di abitazione sulla casa coniugale. E con la pensione di reversibilità? Nulla cambia.
Il coniuge separato di fatto ha pieno diritto in caso di decesso dell’altro. Anche i doveri previsti dall’art. 143 del Codice Civile non cambiano: se uno dei due coniugi si allontana si può configurare l’allontanamento ingiustificato che comporta poi delle conseguenze in fase di separazione giudiziale.
Ad esempio, si potrebbe puntare sull’addebito, indicando il coniuge che si allontana come elemento causante della crisi. Lo stesso vale per eventuali relazioni extraconiugali. Chiaramente, il giudice può tenere conto dell’eventuale situazione di crisi che già precedentemente aleggiava in casa.
Ma il punto è che una separazione di fatto opera in una condizione di grande instabilità e incertezza. Per questo, gli esiti finali sono indecifrabili.
Cosa cambia rispetto alla prole?
Assolutamente nulla. Una coppia separata di fatto deve provvedere in modo adeguato al mantenimento dei figli. Questa decisione non influenza in alcun modo l’obbligo che entrambi i genitori hanno di fronte all’assistenza morale e materiale dei propri figli. Su questo punto non ci sono dubbi.
In caso di conflitto sull’affidamento o sul mantenimento dei figli, è necessario ricorrere al giudice, il quale deciderà indipendentemente dal fatto che i genitori siano separati o meno, mettendo al centro l’interesse del minore.
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Come si evolve la separazione di fatto?
Chiariamo un dubbio di molti clienti: la separazione di fatto non è il punto di partenza per il divorzio. Molti pensano che prendere questa decisione sia un’azione funzionale per l’iter ma non è così: in Italia, per divorziare servono 6 mesi seguendo il percorso della separazione consensuale o 12 mesi per l’azione giudiziale. Ma sempre a partire dalla comparizione dinanzi al tribunale.