Quando si parla di manipolazione genitoriale c’è sempre il rischio di affrontare l’argomento senza la giusta cautela. Infatti, questo tema riguarda uno dei territori più delicati: l’uso di tecniche manipolative per controllare i figli e dirigerli verso l’altro genitore. Capita soprattutto nelle relazioni tossiche e ormai sfibrate, nelle fasi di separazione e divorzio ma anche quando il matrimonio è ancora formalmente in piedi. E non è un bene per la prole.

Anzi, la presenza di genitori tossici per i più piccoli rappresenta una forma di abuso psicologico che non dovrebbe esistere. E che può danneggiare profondamente non solo il rapporto dei figli con i genitori ma anche la crescita dei più piccoli, comportando casi di percezioni distorte delle relazioni, bassa autostima, condizioni di ansia e depressione.
Cos’è la manipolazione genitoriale?
La manipolazione genitoriale è un abuso psicologico attraverso la quale un genitore esercita un controllo emotivo sui figli, utilizzando strategie come il senso di colpa, il ricatto affettivo e la comunicazione ambigua.
In molti casi, soprattutto quando è in corso una separazione o si è giunti al divorzio, questa tecnica manipolativa viene utilizzata per mettere in cattiva luce un genitore. Questo avviene attraverso l’uso del senso di colpa, dell’affetto condizionato (ti voglio bene solo se…), obblighi morali, comunicazione ambigua e svalutazione dell’altra figura genitoriale.
Quali sono le strategie utilizzate?
Su questo punto possiamo utilizzare come riferimento una ricerca (Adult Children of Parental Alienation Syndrome: Breaking the Ties That Bind) pubblicata anche sul portale medico Pubmed. Ecco un dettaglio:
“Strategies used by the alienating parent were: badmouthing; limiting the other parent and their extended family’s contact with the children; withdrawing love or getting angry at the child; telling the child that their other parent did not love them, forcing the child to chose between parents”.
Quindi, le strategie manipolative che si manifestano tra due genitori tossici (ovvero, che hanno una relazione tossica) vanno dal parlare male dell’altro a limitare i contatti con il padre o la madre fino a toccare la famiglia.
Spesso si raggiungono picchi importanti come dire al figlio che l’altro genitore non lo ama, costringere a scegliere tra papà o mamma, insistere sul fatto che l’altro genitore sia pericoloso, evitare di menzionare, sminuire e rimuovere le foto, costringere il figlio a rifiutare l’altro genitore, buttare lettere e regali.
Insomma, le tecniche della manipolazione affettiva dei genitori sono molte. E hanno effetti devastanti, a lungo termine, sulla salute psichica dei figli.
Manipolazione genitoriale: conseguenze
In situazioni di alta conflittualità, la manipolazione genitoriale può compromettere la bigenitorialità e la scelta dell’affidamento a un genitore. In realtà ci sono diverse conseguenze rispetto alla condizione verificata di manipolazione genitoriale:
- Rivalutazione dell’affidamento – Se il giudice ritiene che la manipolazione stia danneggiando il bambino, può modificare le modalità di affidamento.
- Mediazione familiare o supporto psicologico – Spesso il giudice propone percorsi di mediazione familiare o incontri con uno psicologo per il minore e per i genitori.
- Limitazioni dei contatti – Nei casi gravi, il giudice limita o sospende temporaneamente i contatti del genitore manipolatore con il figlio.
Il giudice può disporre percorsi educativi per il genitore che manipola. Questo perché la presenza di dinamiche tossiche possono avere effetti a lungo termine sui figli. La bigenitorialità – che dovrebbe garantire al minore un rapporto con entrambi i genitori – diventa impossibile da realizzare nel momento in cui si presenta una manipolazione genitoriale affettiva.